Suguru Kusumi - Manual Music (Ladomat)

Chi e' Suguru Kusumi? Dalla musica che compare in questo album penso sia un bel personaggio! Si tratta di un ragazzo giapponese di 22 anni che lavora presso un ufficio governativo, si sente oppresso dalla sua vita da 'colletto bianco', e' ospitale e adora il the', frequenta poco i clubs e fa musica con macchine il piu' possibile economiche senza accettare la minima perdita di qualita' del suono. Dunque che musica produce questo Suguru Kusumi? La musica manuale e' qualcosa di veramente interessante, a mio parere, qualcosa di fresco nel panorama electronic-house mondiale. Il tutto poggia su solide basi house, scandite, dritte e ad alta gradazione shuffle. Ma allora dove sta la sua innovazione? Con calma gente, mettete su il suo cd e sentirete. Il primo pezzo, 'Stereo', e' una mattana che con la house ci azzecca poco: stomp di campanacci, pad misteriosi in sottofondo e un piano percussivo isterico, un pezzo veramente agghiacciante. Queste atmosfere cupe e profonde sono il comune denominatore di questo album, che unisce una sperimentazione delle melodie e delle armonie degna delle produzioni Warp e Neo Ouija, anche se rese all'osso. 'Illegal', il secondo pezzo, e' uno scheletro ritmico house su cui vengono a giocare arrangiamenti di archi gravi e synth intermittenti sporchi; 'Vinil Thing' parte invece da una tecnica diventata abbastanza comune, cioe' campionare il fruscio di un vinile, metterlo in loop e giocarci sopra: ebbene il caro Suguru (spero sia questo il nome) gioca ancora con le sue melodie malate, con synth quadrati e in sordina, tesi come pochi, che dipingono un'atmosfera oscura.
'LA Street' mixa una voce di donna allentata in reverse con un organetto bastardo, semplice e lineare. 'Temple Music' unisce una base house dritta e incessate, una bassline larga come un lottatore di sumo e un flauto che richiama, grazie anche al titolo, le atmosfere di un tempio sacro giapponese. 'Exit' e' da sentire, un gioco di pan con frammenti stonati di voce e le solite melodie pungenti. Si rientra nell'ambito piu' 'canonico' per cosi dire con 'DCPM' che e' deep house come fanno a Detroit, con innesti di campioni di organo sintetico stile primi Daft Punk: che goduria! Infine l'album si chiude con tre pezzi che si rifanno alla techno piu' sporca e minimale, 'Sow Miean', 'Manual Groove' (forse un po' troppo minimale!) e la violenta 'Usktot'. Un album cosi' non si trova tutti i giorni: attenzione pero', non e' una di quelle gemme che accontentano tutti, questo album e' mooolto particolare: e' un buon mix tra deep house, techno ed electronic sound, sinceramente un connubio ben riuscito, e' un album che va ascoltato per essere apprezzato a fondo. Rimane a mio avviso una cosa interessantissima se apprezzate questo genere di sperimentazioni.











