Erdem Helvacioglu - A Walk Through the Bazaar (Locust Music)

L’idea della serie “Met Life” dell’etichetta di Chicago Locust Music (impegnata nella promozione di ‘infestious electronic music’) è quella di affidare a musicisti di geografie disparate il compito di registrare la realtà cittadina e di rimodellarla secondo i criteri della musica elettronica. Il collettivo argentino Reynols era stato cooptato per il terzo volume della serie, utilizzando le registrazioni di un cantiere di Buenos Aires. Il quarto volume, che andrà in ristampa l’anno prossimo per la stessa etichetta, in quanto già esaurito, è stato affidato al turco Erdem Helvacioglu, che da Istambul ha fatto rimbalzare le voci del souq cittadino, e infatti l’album s’intitola ‘a walk thorugh the bazaar’: telefoni, rombi, frenate, schiamazzi e brusii più sottili (ma anche telefoni cellulari che squillano ogni due per tre) per la prima delle due tracce.
La prima traccia vale per la presa diretta: rappresenta la registrazione pura e semplice dei suoni d’ambiente. Quindici minuti di archivismo sonoro che rappresentano il materiale grezzo della composizione. Con la seconda traccia invece l'autore procede con l’interpretazione della materia prima. Qui Helvacioglu ha voluto approfondire le possibilità della processazione, mettendo insieme tre livelli diversi di composizione, estraendo dal campione le frequenze che, dopo essere passate da una lunga catena di filtraggi, mixaggi e riprocessazioni, quasi per magia riempono con mutevolezza 12 minuti di flusso ininterrotto. Partendo con una glitch ambient gradevole e sfaccettata, si arriva a lambire la techno minimale grazie a una bella batteria inserita con delicatezza all’ottavo minuto, poi mutata, intensificata o alleggerita a seconda del momento. Dei vociari del souq rimane qualche traccia qua e la’, nel tessutino sonoro che fa da sfondo a tutta la composizione e che ha subito il minor numero di aggiustamenti. Migliori amici di Helvacioglu: tc electronic fireworx per gli effetti e Access Virus b comne synth.
Erdem Helvacioglu vanta una serie di interventi, premi ed esibizioni nel sottobosco della sperimentazione (installazioni e festival di sound art a go go) che ne fanno uno dei nomi più scintillanti dell'elettronica in area mediterranea, per vocazione lontana dalle mode, dai dancefloor e quindi, per proprietà transitiva, anche dai riverberi della promozione. C’è qualcosa di intimamente vicino però nella sensibilità che trasuda da questi suoni, e che ancora una volta sia qualcuno dall’oltreoceano ad accorgersene sta quasi finendo di sembrare strano. La Locust dal canto suo è fricchettona quanto basta: a catalogo tiene i Matmos in prima linea per mascherare produzioni quasi kamikaze. Ci sono si Henry Jacobs e Chris Delaurenti, ma si badi bene anche le registrazioni di Allen Ginsberg e soprattutto Timothy Leary!











