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Noto + Sakamoto = minimal + minimal

Doppia data per il concerto di Alva Noto e Ryuichi Sakamoto all'Accademia tedesca di Roma. Luoghi e suoni si incontrano per il nuovo capitolo della fortunata collaborazione tra Carsten Nicolai e uno degli sperimentatori della musica contemporanea minimale più importante degli scorsi decenni. Nel 2002 'Vrioon', il loro primo esperimento, ha lasciato una pietra miliare lungo la strada della contaminazione tra generi apparentemente lontani. I concerti del 20 e 21 maggio presenteranno l'ultima produzione: 'Summvs', nella cornice fortunata di Villa Massimo a Roma.
http://www.villamassimo.de/it/demnaechst/index.html

Alif Tree - Clockwork (Compost Records)

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Un album il cui inizio sembra, in realtà, coincidere con la conclusione: "Au Revoir" è, infatti, il titolo della prima traccia del nuovo lavoro del produttore francese Alif Tree. Che prende avvio da pochi e sfuggenti accordi di pianoforte per costruire una musica d'ambiente dalle forti suggestioni jazz, con l'aggiunta di percussioni, archi e qualche effetto elettronico. Musica che potrebbe benissimo provenire dalla Vienna di fine anni novanta (sponda Tosca).
Ma è solo l'inizio di un album che in realtà si rivela più sfaccettato di quanto i primi minuti possano suggerire. Il successore di "French Cuisine", l'album che nel 2006 aveva segnato il debutto del musicista francese su Compost, bazzica sentieri poco battuti dall’attualità musicale aggiornandoli e, soprattutto, operandone un’abile contaminazione.
Già nella successiva “Way Down South", il partner musicale prescelto sembra essere lo swamp rock ascoltando l'armonica e la voce tenebrosa di Tony Joe White. E se, a priori, l’idea di accostare downtempo e swamp rock non sembra accattivante, il risultato è nettamente migliore di quanto ci si aspetterebbe sulla carta. Non mancano le piacevoli sorprese proseguendo nell’ascolto: l’impronta afro-caraibica impressa dalla voce di David Walters sulle pulsazioni sincopate di “Never Be The Same”, l’introspezione di “Realuty”, la bella voce di Emilie Satt in "Mai", l’incedere jazz di "Que Tu" fino ad uno degli episodi migliori e più riusciti dell’album: "Not Gonna Waste My Time".
Spazio ancora alla dolce malinconia evocata in "Timestretched" e alla chiusura del cerchio con "Dead Flowerz" che, affidata ad archi e pianoforte, ci riporta esattamente dove eravamo partiti.
Il merito del musicista francese è, dunque, quello di compiere un’operazione di sintesi, partendo da una predilezione per i ritmi rallentati e a bassa battuta, tra generi diversi ma affini. Un’opera di contaminazione che, grazie a convincenti soluzioni e qualche colpo di genio, fa di “Clockwork” un lavoro raffinato, caratterizzato da garbo e buon gusto, e un album delizioso.(7/10)

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