Roni Size - Return To V (V Recordings)

Ne è passato di tempo da quell’indiscusso capolavoro della drum’n’bass contemporanea intitolato ‘New Forms’ (Talkin’ Loud). Era il 1997. Un lavoro seminale per l’intero universo dnb anglosassone; un caleidoscopio di suoni minimali, ballabili ed assolutamente “comprensibili” dalle masse. Quel disco portò alla ribalta un sound, quello di Bristol, e soprattutto una manciata di dj/producers, allora poco più che sconosciuti ma oggi acclamate stars internazionali (Dj Die, Krust…). Proprio grazie a quel lavoro, Roni Size è diventato in breve tempo una delle figure più insigni della scena dnb mondiale e il suo nuovo ‘Return To V’ ne riconferma senz’altro la grande creatività compositiva. Qualcuno, in tempi certamente non sospetti, aveva forse ipotizzato un futuro diverso per la drum’n’bass, soprattutto in termini di vendite e di esportazione. Lo stesso Roni Size, con il suo precedente lavoro, tentò di farsi strada in America, ma con scarsi riscontri purtroppo.
A dieci anni di distanza dalla sua prima comparsa, la dnb resta infatti un fenomeno squisitamente underground. Un genere musicale forse per molti, ma non per tutti. Oltre ad aver prodotto molte tracce “importanti”, il più grande merito del producer di Bristol è stato quello di aver tracciato un percorso musicale chiaro, coerente ed assolutamente personale. Oggi le sincopate partiture ritmiche delle sue produzioni sono infatti solo uno scheletro su cui si innesta – sempre con più vigore – la seconda fra le sue principali influenze stilistiche: l’Hip-hop. Non solo. Si ha quasi l’impressione che proprio il suo “ruolo” sia cambiato. Più che un semplice dj/producer di musica elettronica, Roni Size appare più come un eclettico beatmaster “vecchia scuola” e il suo ‘Return To V’ una sorta di piattaforma creativa in cui confluiscono vocalists più o meno rappresentativi dell’ RnB/hip-hop anglosassone. A partire da Rhazel dei Roots, che presta la sua voce per il primo singolo dell’album, ‘Out Of Breath’. Si passa poi dal liquid funk di ‘On And On’ (feat. Stamina) e ‘Sing’ (feat. Jocelyn Brown) alla ragga-jungle di ‘Give Me A Reason’ (feat. Navigator). Dai bassi penetranti di ‘Bump’n’Grind’ (feat. Sweetpea) allo scintillante original soul/funk di ‘Want Your Body’ (feat Joe Roberts). In una delle tracce dell’album, ‘Shoulder To Shoulder’, c’è anche spazio per Dj Die che insieme a Holly G, contribuisce non poco a differenziare un lavoro di per sé molto interessante ma forse un po’ troppo trasversale. Una cosa è certa: stavolta di copie se ne venderanno un bel po’ anche in America!











