In Acque Libere, di Torino Sistema Solare

E' online la compilation dei producer torinesi "In Acque Libere" realizzata in collaborazione con Torino Sistema Solare a sostegno della campagna "Cara Acqua" . Comprende le musiche di Davem, Rills & Step, Jean Renault, Thelicious, Eniac, Vaghe Stelle, Alexxei n Nig, Edanticonf, Thiskind, Decoside, PassEnger e si può scaricare gratuitamente dal sito http://www.torinosistemasolare.it
La compilation è dedicata all'acqua, l’oro blu del XXI secolo. Insieme all’aria, il bene più prezioso che abbiamo, senza esagerazioni e retorica. Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, insieme a numerose realtà sociali e culturali, promuove tre referendum abrogativi delle norme che hanno privatizzato l’acqua per rendere possibile qui ed ora la gestione pubblica di questo bene comune.
Secondo Torino Sistema Solare l'acqua appartiene a tutti e nessuno deve appropriarsene per trarne illecito profitto. La privatizzazione del servizio pubblico è l’ennesima vittoria delle multinazionali e delle lobby economiche-finanziarie internazionali. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese (si prevedono bollette del 30-40% in più, come minimo).
Secondo Torino Ssitema Solare l’acqua deve essere gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubbliche, che hanno il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile.
Per questo partecipa alla campagna referendaria per sconfiggere il decreto Ronchi e lo
fa a proprio modo, con una compilation. Musica e presenza nei locali notturni per raccogliere firme, perché le energie di notte non si spengano. E come carburante, l’acqua.
C’è uno speciale fronte sonico in città. Parte giù ai Murazzi, dal Dottor Sax, e risale lungo il Po passando dal Puddhu Bar, per spingersi oltre ponte Umberto I, fino al Fluido. Al suo interno un’onda quadra tiene
lontano parole orribili come movida ed esondare, mentre il battito della sua cassa scandisce il pulsare della scena elettronica torinese. Certo, il momento non è favorevole. Le serate stentano a decollare, le proposte ristagnano, la musica è più o meno sempre quella e, per dirla tutta, sono lontani i tempi in cui i Docks Dora e il Centralino riunivano settimanalmente migliaia di persone davanti a una consolle. Davanti a una crisi che è soprattutto d’idee, le risposte devono essere radicali. Ed è così, senza compromessi, che un gruppo di produttori locali si è trovato a guardare nella stessa direzione in bilico tra le astrazioni elettroniche, la fascinazione per i linguaggi alt(r)i e la pratica del dancefloor. Esperienze diverse riassunte in questa compilation capace di mettere in risalto anime differenti ma un sentire comune, figlio della seconda democratizzazione della musica elettronica, quella della laptop music.
La nascita di house e techno alla fine degli anni ottanta ha liberato il produttore di musica elettronica dalla necessità di formare una band. La musica elettronica, ne è uno specchio questa compilation, è a stragrande maggioranza uno sport individuale. La seconda “rivoluzione” elettronica è, invece, un affare molto più recente e apre la possibilità di fare musica, o quantomeno di iniziare, a chiunque abbia un portatile e il talento necessario. Tutti i produttori coinvolti in questo progetto hanno iniziato smanettando sul proprio laptop, che è ancora il centro nevralgico delle loro esibizioni live.
I live set sono quelli che hanno spinto Jean Renault, Thelicious e Thiskind a lanciare “China Surprise” al
Puddhu Bar, una serata che ha messo da parte una figura tradizionalmente legata alla musica elettronica e dance come il DJ, per lasciare spazio ai produttori. Una scelta coraggiosa e inedita per Torino, che premia il Puddhu come uno dei locali propulsori dell’elettronica underground cittadina. A “China Surprise” le strutture dub-techno e i fantasmi sonori di Self-State di Jean Renault, lasciano spazio alla melodia che raccorda micro glitch e schegge sonore in salsa Warp di Thelicious (213j), per passare all’affaire deep-techno di Thiskind fra echi notturni e synth languidi (A Time For A Rapid Fall). Altro assiduo frequentatore della consolle del Puddhu è Davem. Il suo EP sull’etichetta parigina uber-cool Karat è finito in vetrina in uno dei più importanti negozi di dischi di Berlino, mentre le sue grafiche per le magliette vengono vendute in tutto il mondo. Qui con Meccanico taglia un numero quasi synth-pop con un basso agile incalzante, una melodia sghemba e un vocale un po’ sornione.
Un’altra importante esperienza di sperimentazione live è “Just Music Makers”, una one-night itinerante
ideata da passEnger (che qui con Seatbelt fa un sentito omaggio alla Detroit techno in una viaggio beatless
nelle profondità spaziali) che ha aperto altri spazi ai produttori di musica elettronica. Uno dei primi ad
esibirsi, il talentuoso Vaghe Stelle, ha in possesso una tavolozza sonora variegata, capace di diventare in
Ciclo 4 un epico incedere kraut, punteggiato fra tagli cosmic e percussioni fustiganti.
L’etica del DJismo viene rappresentata dalle due collaborazioni di questa compila. Rills & Step e Alexxei n Nig sono dei veri e propri alfieri del clubbing cittadino, animatori di alcune delle serate più fortunate dal Dottor Sax al Fluido. Rills e Step confermano la loro reputazione con Sunset Boulevard una traccia
incalzante di loop house che non fa prigionieri, mentre Alexxei n Nig mettono in luce la loro vocazione
deep, in una contaminazione fra dubstep e techno che cresce a ritmo sincopato.
Il contributo di Eniac a questa compilation - che viene distribuita in un download gratuito - è musicale ma anche “ideologico”. Fabio Battistetti è, infatti, uno dei più grandi conoscitori europei delle net-label, attivo direttamente con la sua etichetta virtuale Chew-Z specializzata in sperimentazioni elettroniche. Qui con Casus Belli irreggimenta glitch melodici in un’andante electro.
Chiudiamo con due talenti cittadini come Decoside e Edanticof che gravitano attorno all’etichetta torinese Eclipsemusic. Il primo lavora sull’introspezione oscurando il cielo della sua Heavy Rain con tape-delay crepuscolari, mentre sotto scorre un magma dub-techno denso delle pulsazioni del subwoofer. Black Side di Edanticof, invece, si districa fra techno e house, fra una melodia ipnotica ovattata e aperture al cielo stellato.
Marco Ricompensa











