Edan - Beauty And The Beat (Lewis)

Edan all’anagrafe è registrato come Edan Portnoy. Lo riconosci perché in testa porta un acconciatura gonfia e poco curata che, in alcune foto, sembra irreale, quasi un parrucchino. Dagli States è passato in terra d’Albione a pubblicare per la piccola, certo combattiva, Lewis Records. Nelle alte sfere non lo farebbe nessuno, un B-Boy a stelle e strisce che pubblica per un label inglese è un insulto, loro così inferiori, fratelli minori capaci solo di emulare. Nell’underground questa è l’assoluta quotidianità e proprio quel flusso continuo di interrelazioni transoceaniche negli ultimi anni ci ha consegnato alcune delle più belle opere hip hop. Pescate pure a caso tra i nomi: Anti Pop Consortium, Ninja Tune, Chocolate Ind., Lex, Beans, Black Mamba Serum, lo stesso Edan, Big Dada... ad libidum.
La prima marca distintiva di “Beauty And The Beat” è la produzione, scarna, essenziale, con un suono che si potrebbe definire lo-fi, carico di campioni che partono all’improvviso. Il tratto decisivo è la sua tagliente dimensione psichedelica, quelle partiture (e samples) di chitarra e organo che schizzano come se Edan volesse costruire la sua personale versione della blackexploitation, un Quincy Jones su 4 tracce si potrebbe dire, e stupisce come i brani siano subito penetranti, incisivi oltre ogni immaginario, soprattutto oggi in cui le produzioni clinicamente ineccepibili e pulite sono la norma. Meglio non dire di più, il consiglio è di affrontarlo con la dovuta predisposizione d’animo e, se appena finito un beat parte un campione vocale che sembra mettere fuori asse il tutto, non preoccupatevi, è solo un tassello del quadro generale.











